Dick Carter

L'architetto del New Optimist

Dal "Secolo XIX del 10 maggio 2015

 

Invitato a sorpresa a Santa Margherita Ligure per il VelaFestival, tra alcune delle sue barche che hanno fatto storia. “Raul? Era un brav’uomo”...

Si presentò con una barca strana, Rabbit, addirittura al Fastnet. Lui era uno sconosciuto ingegnere americano, designer di barche a livello amatoriale. Quella barca, con le appendici affusolate e un baglio massimo posto a centro barca di 3,15 metri (su 10 metri di lunghezza), con la pinna di deriva corta e con all’estremità poppiera un trim tab, stupì il mondo dello yachting.

Comincia così l’incredibile storia di Dick Carter, che abbiamo visto in questi giorni a Santa Margherita Ligure, premiato dal Giornale della vela nell’ambito del VelaFestival. Qualcuno diceva pure che fosse nel frattempo morto, ma lui ha piacevolmente smentito. “Sono vivo e vegeto”, scherza prima di scendere nel pozzetto di Tomira, una delle sue barche (Carter 37), ospite di Francesco Gandolfi, che l’ha cercato e in compagnia anche di Lionello Gasparini, l’uomo che ha venduto e promosso i suoi scafi in Italia. “Nel mondo penso ne siano stati varati 1800. In Italia 130, li conoscono tutti” dice quest’ultimo.

 

CARTER STORY

Rabbit arriva nel 1965. Dopo c’è Tina, con la quale vince la One Ton Cup del 1966. La sua gemella, Optimist, timonata da Hans Beilken, si “beve” le One Ton Cup del 1967 e 1968 (arriva seconda nel 1969). Nel 1973 nasce Ydra, per l’armatrice Marina Spaccarelli Bulgari, che nelle mani del mitico Agostino Straulino vince la One Ton Cup a Porto Cervo dopo una entusiasmante sfida con Gambare di Doug Peterson, il futuro papà della prima Luna Rossa (Ydra diventerà poi un modello di serie, costruito in vetroresina dal cantiere greco Olympic Yachts: è il Carter 37).

Carter disegna successivamente Red Rooster, barca a deriva mobile e zavorra interna con cui il designer vince in assoluto il Fastnet del 1969; quella deriva mobile diventa la sua cifra di successo, finché il nuovo Regolamento di Stazza, lo IOR, cambia le carte in tavola e le mette fuorigioco.

 

A “SANTA”

A S. Margherita c’erano di Carter il 65 piedi Benbow, il 33 piedi Rabbit e due Carter 37, il Tomira e il Mustang. E tanto interesse per quest’uomo, di cui non si sapeva più nulla. E non si sa nemmeno dopo avergli parlato. Salvo che non ha più disegnato barche.


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